Ogni domenica Papa Francesco ci ricorda le miserie del mondo, che sono le nostre. Egli è rimasto l'unica figura di riferimento a livello mondiale, l'unico che "incarna" le sue parole nella realtà del mondo-della-vita.
Mi colpisce l'affollamento delle masse che vanno alle funzioni del Papa e che, dopo aver preso atto delle sue parole, faticano a trasferire nella propria responsabilità storica gli atti conseguenti. Le parole infatti, non solo quelle del Papa, non sono mai "neutre".
La mancata "incarnazione" del messaggio ci dice quanto sia "potente" la certezza.di noi. Ed è quella che dobbiamo vincere, se vogliamo ri-tornare umani.
Il titolo di questo post indica un percorso possibile, quello di relativizzarci, de-dogmatizzarci, dis-armarci. Infatti, attraverso il dubbio-di-noi, abbiamo la responsabilità di ri-trovare, nel nostro "profondo", la forza dell'incertezza, una concreta speranza nella vita e di aiutarci a vivere la relazione-in-noi e con/in ogni altro-DI-noi, differente e non diverso.
Poco spesso ri-flettiamo su come stiamo involvendo nel dis-umano, "prigionieri" nell'assolutizzazione delle nostre certezze e nella pratica della competizione esasperata. Per ri-tornare umani, siamo chiamati a "smontare" gli altari di non senso che ci siamo costruiti e, progressivamente, a ri-pensare a una con-vivenza degna di questo nome.
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