Avere dubbi significa ri-cercare l' "oltre" dentro di noi. Un "oltre" che è il nostro divenire, mai lineare e certo. Il "metodo del dubbio" ci aiuta a viverci con realismo, a comprenderci e a com-prenderci per ciò che siamo.
L'esasperazione delle nostre certezze ci porta "al di qua" di noi (potrei dire un passo indietro rispetto alla nostra "vera" natura), ci rende - al contempo - onnipotenti ai nostri occhi e irreali rispetto alla realtà del mondo-della-vita; così de-generiamo, "ostaggi" delle nostre certezze consolidate e non problematizzate.
Il dubbio agisce dentro di noi come un trauma di ri-nascita, contribuendo a de-assolutizzarci e in alcuni casi a de-dogmatizzarci.
Il dubbio ci ri-chiama alla nostra "naturale" condizione d'incertezza e d'imprevedibilità, ri-portandoci a vivere, cioè a calarci nella nostra complessità. Attraverso il dubbio ci ri-scopriamo, ri-trovando in noi e nella realtà la vitalità della ri-cerca.
Mai come oggi, nel mondo a-polare e solo ed esasperatamente competitivo e nella dis-umanità trionfante, c'è bisogno di dubbio. E' una necessità che si sta affermando come strategica, del dubbio come "anima" di un "progetto di civiltà".
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