domenica 9 ottobre 2016

Lineari e de-generanti (Marco Emanuele)

Non comprendiamo l'imprevedibile ma quello governa le nostre vite, è più reale di ciò che vediamo, quantifichiamo, misuriamo, governiamo. Viviamo nella illusione della certezza della prevedibilità, che è "certezza della certezza" perché ci convince che tutto ciò che chiamiamo vita sita sotto il nostro controllo, o almeno lo possa essere. Questo è il segno della nostra dis-umanità.

La dis-umanità è nella nostra convinzione malata di poter aver il mondo ai nostri piedi, di poter essere spettatori dei disastri che vediamo in nome del "non dipendono da noi". Cancelliamo ogni nostra responsabilità possibile, classificando gli altri come barbari, come coloro che non accolgono e non praticano i "nostri" valori, diversi.

Abbiamo un atteggiamento lineare nei confronti delle culture differenti dalla nostra e ci guardiamo bene dal lasciarci "contaminare"; rifiutiamo il meticciato in nome della nostra presunta purezza, della certezza della nostra identità. Non consideriamo le informalità e le transizioni come parte fondamentale della realtà - dunque non abbiamo un pensiero laterale, profondo, critico -  e questo ci porta a subire la realtà stessa, prigionieri dell'irrealtà nella quale esistiamo.

 A forza di negare la realtà dell'imprevedibile, del non quantificabile, del non misurabile, del non governabile affoghiamo nella paura; anziché praticare l'umiltà del dubbio, esasperiamo la certezza e, in questo, la nostra de-generazione.

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