I più pensano al dubbio come a un segno di debolezza, quasi di resa alla incapacità di competere, di mostrarsi vincenti, di sopraffare, di dominare. Chi ha dubbi, e li mostra, viene additato come un perdente, uno sconfitto, uno che non ha chances di farcela; perché, si dice, la verità risiede nella certezza di ciò che pensiamo di conoscere, della "nostra" identità, dei "nostri" valori. E' una certezza che diventa auto-referenzialità, chiusura, muro culturale, galera di "non senso".
In questa certezza assolutizzata sembriamo avere tutto ciò che ci serve per vivere ma, in realtà, de-generiamo; è il circolo vizioso del "supermarket dell'imminenza", dove tutto è possibile (basta volerlo), dove la nostra responsabilità di ri-cerca nella complessità della realtà viene cancellata.
Siamo sopraffatti e dominati dalla certezza che diventa "bisogno" e ci schiaccia. Eppure il dubbio è la nostra possibilità di liberarci ed è a disposizione dentro di noi; certo non si trova nel "supermarket dell'imminenza", non è in vendita. Dobbiamo vincere la paura del dubbio, accoglierlo nella nostra vita per cominciare a staccarci progressivamente da certezze che ci portano nella violenza di una verità acquisita come "nostra" e immutabile" in un "qui e ora" inteso come "eterno presente".
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