domenica 9 ottobre 2016

Pensiero critico nella realtà (Marco Emanuele)

Sempre di più si nota, girando per le strade, guardando gli occhi della "gente", una esasperazione che ci contagia, che si allarga a macchia d'olio, che sembra essere la cifra di questo tempo globalizzato e solo competitivo. Si è spezzato il legame "intimo" tra le persone, la forza della relazione e ciò che conta sembra essere il "risultato", l' "obiettivo", dimenticato il pensiero. In questo, la politica si è fatta "vuoto" e "casta" e gli intellettuali si limitano a commentare l'apparente, l'imminente, a servire il principe di turno o ad assecondare gli umori profondi di popoli-massa.

Chi scrive pensa che sia necessario lavorare per un "progetto di civiltà". Siamo "primitivi sviluppati", immersi in una idea totalitaria "4.0" e, se fossimo onesti intellettualmente, dovremmo prendere atto che è così; e noi, a costo di apparire impopolari, lo diciamo.

Domina un "pensiero del niente", irreale. Nel silenzio del progetto umano, forze potentissime tentano di renderci umani "disponibili", servizievoli, paurosi, ricattati. E ci riescono, dandoci speranze irrealizzabili se non per pochi, mostrandoci le luci accecanti di una globalizzazione che separa e ci rende clienti nel "supermarket dell'imminenza". Non vale più il pensiero antagonista ma, oggi più che mai, ci vuole un'alleanza progettuale e strategica fra tutti coloro che amano il pensiero critico nella realtà.

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